La mostra pone l’attenzione sul viaggio di Goethe in Italia e, per la prima volta, esplora in modo approfondito il suo incontro con l’arte italiana. Un ruolo centrale è riservato alle opere e agli artisti che hanno plasmato la sua visione dell’arte, della natura e della cultura, tra cui Guercino, Raffaello e Giovanni Battista Piranesi.
«L’obiettivo principale del mio viaggio era guarire dai mali fisici e morali che mi tormentavano in Germania e placare poi l’ardente sete di vera arte», scrisse Goethe da Roma al duca Carl August il 25 gennaio 1788. In Italia incontrò quella «vera arte» che riconosceva soprattutto nell’antichità, nel Rinascimento e nel Barocco.
Dipinti, stampe, oggetti storici e manoscritti entrano in dialogo con le lettere e gli scritti di Goethe. In questo modo, la sua esperienza italiana diventa tangibile nelle sue diverse sfaccettature: dall’arrivo a Roma al confronto con l’Antichità, dall’ammirazione per Raffaello fino all’impronta che l’Italia lasciò sul suo pensiero e sulla sua scrittura.
Un importante punto di partenza è il dipinto Et in Arcadia ego, realizzato da Guercino intorno al 1620. In esso, il motivo dell’Arcadia come luogo ideale si intreccia con l’esperienza della caducità e della morte. Per Goethe, Roma divenne anche il luogo di una «vera rinascita»: la sua Arcadia personale. Lo testimonia il motto «Anch’io in Arcadia!», che Goethe pose in epigrafe al suo Viaggio in Italia nel 1816-1817. Un altro posto centrale è occupato da Raffaello, che Goethe venerava come il più grande di tutti gli artisti. Preziose incisioni su rame tratte dalle sue opere sono accostate a un calco storico in gesso, che Goethe riteneva fosse un calco del cranio di Raffaello e che ammirò a Roma nel 1787. Successivamente, lo sguardo si sposta su Roma e sull’antichità. Vedute della città e rare lastre incise di Giovanni Battista Piranesi restituiscono la percezione che Goethe aveva della Città Eterna. Citazioni tratte dalle sue lettere e dai suoi scritti accompagnano le opere esposte, lasciando quasi che sia il poeta stesso a parlare.
Un ulteriore aspetto di rilievo è la diffusione delle opere di Goethe in Italia. Se l’esperienza italiana influenzò profondamente il suo pensiero e la sua scrittura, le sue opere furono a loro volta tradotte più volte in italiano. Spicca il manoscritto della prima traduzione italiana dell’Ifigenia in Tauride, realizzata nel 1826 dallo scrittore e patriota Alessandro Poerio (1802-1848). Ritrovato solo di recente nella Biblioteca della Duchessa Anna Amalia di Weimar, viene qui presentato per la prima volta.
Di particolare importanza è inoltre il mantello da viaggio di Goethe, presentato in una copia fedele all’originale. La copia, concessa in prestito dalla Klassik Stiftung Weimar, rimanda simbolicamente al viaggio di Goethe in Italia, che fu decisivo per la sua crescita personale e che lasciò una profonda impronta sulla sua produzione artistica.
La mostra si svolge nell’ambito delle celebrazioni per il 75° anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche tra Germania e Italia. È realizzata dalla Casa di Goethe in collaborazione con la Klassik Stiftung Weimar, l’Istituto Italiano di Studi Germanici e la Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte.

Immagine: Francesco Barbieri detto il Guercino: Et in Arcadia ego, 1618, olio su tela, 82×91 cm, Palazzo Barberini Roma
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